Digital in 2017: in Italia e nel Mondo

Oggi è un giorno importante per la comprensione del comportamento delle persone nello scenario digitale, perché – come ogni anno – è arrivato il giorno in cui pubblichiamo il nostro report: Digital in 2017 è figlio della collaborazione tra We Are Social e Hootsuite, e assume un’importanza ancora maggiore rispetto al passato, visto che oggi più della metà della popolazione mondiale accede regolarmente a internet.

A corredo dei (tantissimi) dati che trovate nel report, ci sono una serie di conclusioni utili per comprendere ancora meglio che implicazioni questi hanno sui business, e sulla società in generale, e sottolineano – ancora una volta – quanto velocemente stia cambiando lo scenario, grazie a un accesso alla rete sempre più diffuso, capace di avere un impatto decisivo sulla vita delle persone.

Sono passati solo 25 anni da quando Tim Berners-Lee ha resto il World Wide Web accessibile a tutti, e, in questo lasso di tempo, internet è diventato una parte fondamentale delle nostre vite.

Non è solo internet a diffondersi così rapidamente; abbiamo identificato, infatti, una serie di evidenze capaci di raccontare come ogni anno sia sempre più importante conoscere il modo in cui le persone interagiscono tra loro, con le istituzioni, con i publisher e con i brand. Eccone alcune:

  • più della metà della popolazione mondiale usa uno smartphone;
  • quasi due terzi della popolazione mondiale possiede un telefono cellulare;
  • più della metà del traffico internet è generato da telefoni;
  • più della metà delle connessioni mobile avviene oggi su banda larga;
  • più di una persona su cinque della popolazione mondiale ha effettuato almeno un acquisto online negli ultimi 30 giorni.

Abbiamo preparato una serie di documenti aggiuntivi, che completano la nostra analisi, e che potete usare per comprendere ancora meglio le opportunità di business nel vostro mercato e per i vostri brand.

Ecco una lista di quello che potete trovare accedendo qui:

  • 2017 Digital Yearbook: le evidenze più significative e i dati più interessanti relativi a +230 paesi
  • Digital in Africa 2017: dati suddivisi per regione e per nazione, di ogni paese africano
  • Digital in The Americas 2017: dati suddivisi per regione e per nazione, di ogni paese americano
  • Digital in Asia-Pacific 2017: dati suddivisi per regione e per nazione, di ogni paese APAC
  • Digital in Europe 2017: dati suddivisi per regione e per nazione, di ogni paese dell’Europa occidentale, orientale, centrale, di Russia e Turchia
  • Digital in The Middle East 2017: dati suddivisi per regione e per nazione, di ogni paese mediorientale

Prima di concentrarci sui dati presenti nel report, vogliamo ringraziare tutte le aziende che ci hanno fornito i dati grazie a cui è stato possibile redarre questo report e in particolare GlobalWebIndex, GSMA Intelligence (e il suo Mobile Connectivity Index), Statista, Akamai (con State Of The Internet), Google (e il suo Consumer Barometer), StatCounter e Ericsson (e i suoi Mobility Reports).

Ma ora, ecco alcune evidenze che – siamo certi – saranno d’aiuto alla comprensione di questo scenario che cambia sempre più in fretta.

LO SCENARIO ITALIANO

Durante il 2016, il numero di persone che si sono connesse a internet è cresciuto del 4% rispetto all’anno precedente (39.21 milioni di persone), e dell’11% quello relativo all’uso dei social media (17% se osserviamo le persone che accedono a piattaforme social da dispositivi mobile – per un totale di 28 milioni, che corrisponde a una penetrazione del 47%).

Digital in Italy

Annual Digital Growth

Gli italiani si connettono sempre di più e lo fanno sempre più spesso usando i propri smartphone, come testimonia anche il volume di traffico internet generato da diversi dispositivi: se la percentuale di persone che navigano da un computer è scesa del 14%, sale quella di chi si connette da qualsiasi altro device (+44% dal proprio telefono, +8% da un tablet e +24% da altri dispositivi – come, ad esempio, console o smart TV).

Share of Traffic Italy

Social media, mobile, ma anche fruizione di video. Le persone fruiscono sempre di più di questo tipo di contenuti, e le piattaforme offrono sempre più possibilità di espressione da questo punto di vista (è sempre più semplice produrre e condividere video LIVE, ed esistono sempre più applicazioni che consentono di modificare – senza particolari competenze – i propri video): il 31% degli italiani dichiara di guardare video online almeno una volta al giorno.

Il 2016 sarà anche ricordato come l’anno in cui Zuckerberg – ancora una volta – ribadisce l’importanza delle piattaforme di messaging: l’ha fatto condividendo gli impressionanti dati di crescita di Facebook Messenger (che in Italia è usato dal 33% delle persone che accede a internet), e aprendo la piattaforma agli sviluppatori per l’implementazione di chatbot, definendo una roadmap che sottolinea molto chiaramente la direzione che Facebook intende seguire.

Anche in Italia il trend è questo:

  • tra le prime 5 piattaforme social, 2 sono di messaging (e una – Instagram – ha attivato una serie di funzionalità che favoriscono la condivisione di contenuti one-to-one, in forma privata);
  • il 51% della popolazione online usa applicazioni di messaging dai propri dispositivi mobile;

Most Active Social Media Platforms in Italy

Sfogliando Digital in 2017, troverete il dettaglio di questi e moltissimi altri dati che restituiscono un quadro esaustivo della situazione italiana, che – nel complesso – segue i trend globali:

  • gli italiani dimostrano di essere decisamente propensi alla fruizione di contenuti, sempre più in mobilità (anche per l’ampia diffusione di smartphone – l’Italia è il terzo paese al mondo per penetrazione, con l’85% della popolazione a usarne uno, dietro soltanto a Spagna e Singapore);
  • il 52% della popolazione italiana accede, mensilmente, a piattaforme social, rispetto a una media globale del 37% (gli Emirati Arabi, primo paese in questa classifica, ha una penetrazione del 99%);
  • il dato più interessante riguarda l’uso di Facebook: il 74% degli italiani che lo usano, lo fanno ogni giorno (contro una media globale del 55%), a testimonianza del fatto che gli italiani – rispetto a persone provenienti da altri paesi – usano meno piattaforme, ma lo fanno con maggiore frequenza.

 

GLOBAL OVERVIEW

Il 2016 è stato un anno di straordinaria crescita nell’utilizzo di internet a livello globale, con un forte incremento di quasi tutti gli indicatori rispetto al 2015.

  • 3.77 miliardi di utenti internet nel 2017, con una penetrazione del 50% sulla popolazione mondiale;
  • 2.80 miliardi di utenti di social media nel 2017, con una penetrazione del 37%;
  • 4.92 miliardi di utenti mobile nel 2017, con una penetrazione del 66%;
  • 2.56 miliardi di utenti social media da mobile nel 2017, con una penetrazione del 34%;
  • 1.61 miliardi di utenti di e-commerce nel 2017, con una penetrazione del 22%.

Global Annual Growth

La rapidità della crescita di questi – e altri – indicatori è stata uno degli elementi centrali anche nel report dell’anno scorso (Digital in 2016), ma, considerando che oggi la penetrazione di internet ha superato il 50%, era lecito aspettarsi un rallentamento di questo trend, invece è successo esattamente l’opposto:

  • l’utilizzo di internet è cresciuto del 10% rispetto al 2016, +354 milioni rispetto al 2015;
  • gli utenti attivi sui social media sono aumentati del 21%, è 482 milioni rispetto al 2015;
  • gli utenti unici da mobile sono cresciuti del 5%, +222 milioni negli ultimi 12 mesi;
  • gli utenti di social media da mobile sono cresciuti del 30%, +581 milioni (!!!) nel 2016.

Global Internet Use And Penetration

Più di 2.8 miliardi di persone utilizzano canali social almeno una volta al mese, e +91% di loro lo fa usando dispositivi mobile: Facebook continua a crescere, e si tratta di un dato molto interessante, visto che – ormai da 10 anni – è la piattaforma – di gran lunga – più usata (se consideriamo tutto il suo ecosistema – che include Instagram, WhatsApp e Messenger – l’audience è costituita da 4.37 miliardi di persone).

Qui il dettaglio relativo all’uso delle diverse piattaforme social:

ACTIVE USERS OF KEY GLOBAL SOCIAL PLATFORMS

Un altro dato interessante riguarda il tempo speso sui canali social: GlobalWebIndex sottolinea come l’utente medio spende – mediamente – 2 ore e 19 minuti usando piattaforme social ogni giorno.

I numeri che riguardano i social media sono impressionanti, ma ancor più lo sono se legati all’accesso di questi canali da dispositivi mobile: più di un terzo della popolazione mondiale accede a piattaforme social da mobile (2.5 miliardi di persone, +581 milioni rispetto a 12 mesi fa). Circa l’8% della popolazione mondiale ha iniziato a usare dispositivi mobile durante il 2016: questo significa un nuovo utente ogni 18 secondi (giusto per dare un’idea, mentre leggevate questa frase, 100 persone hanno iniziato a usare un dispositivo mobile per accedere a canali social).

CONCLUSIONI

Questi sono solo alcuni dei dati che potete trovare nel report Digital in 2017, che potete trovare anche su Slideshare; se volete avere un ulteriore approfondimento, potete leggere la nostra analisi – in inglese – qui, mentre – per qualsiasi domanda, o richiesta di approfondimento per la vostra azienda o per il vostro business, potete scriverci a parlaconnoi@wearesocial.net, o contattarci su Facebook o Twitter.

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3 bias cognitivi usati dagli esperti per creare contenuti persuasivi

Creare dei contenuti persuasivi non è semplice come si crede. Oltre ad adottare delle astuzie tecniche, bisogna conoscere alcune nozioni basilari di psicologia. In caso contrario, il destinatario dei tuoi messaggi non si comporterà come ti aspetti. E il 90% del tuo lavoro sarà stato inutile.

bias cognitivi

Ti sei mai chiesto perché alcuni messaggi pubblicitari e promozionali hanno presa su di te, mentre altri ti passano davanti agli occhi e quasi non li noti? E ti sei mai domandato perché alcuni annunci pubblicitari e promozionali ti spingono a compiere un’azione, mentre altri li abbandoni e passi oltre? Molto spesso è merito dei bias cognitivi, che fra un po’ conoscerai meglio. Ogni volta che:

  • inserisci i tuoi contatti in un form
  • ti iscrivi a una newsletter
  • acquisti in un e-commerce
  • richiedi un preventivo o una consulenza
  • chiami a un numero verde
  • scegli sullo scaffale un prodotto invece di un altro
  • preferisci un Brand a un suo concorrente
  • lasci un commento su un social,

sappi che hai deciso di farlo e che la tua decisione non avviene per casoOgni tua (re)azione è il risultato di precise scelte comunicative, studiate e realizzate per condizionarti e per provocare i tuoi giudizi, le tue preferenze e le tue decisioni in modo istintivo e inconsapevole.

Gran parte dei messaggi che ti fanno agire, infatti, sono costruiti secondo tecniche di copywriting e di comunicazione visiva che utilizzano bias cognitivi ed euristiche per influenzare un comportamento. È su alcuni meccanismi mentali che si basa la capacità persuasiva dei messaggi. Meccanismi che hanno poco a che fare col pensiero razionale e molto con quello associativo.

Devi elaborare una strategia comunicativa?

Se fai leva sui pregiudizi, sugli errori di valutazione e su determinate scorciatoie cognitive dei consumer, hai più possibilità di ottenere da loro le reazioni che ti aspetti.

Che si tratti di un claim, di uno script per uno spot radio, dei testi per un sito web, di una landing page, di una serie di email per una campagna DEM, dell’articolo di un blog, di una headline o di una semplice tagline, hai sempre bisogno di orientare una decisione, di indurre un’azione e di suscitare delle preferenze. In tutti questi casi, sfruttare gli studi condotti dalle neuroscienze e dalla psicologia sulle risposte intuitive della nostra mente può aiutarti a migliorare le performance delle tue azioni di marketing. In che modo?

Stimolando le risposte del target attraverso l’uso di input e segnali. Prima di vedere come puoi realizzare un messaggio che persuade grazie ai bias cognitivi e alle euristiche, cerchiamo di capire.

Bias cognitivi ed euristiche: gli inganni della mente

Autoinganni, decisioni prese senza usare i procedimenti della logica, giudizi errati che si basano su valutazioni dovute a false credenze. Insomma, chiamali come preferisci: la sostanza non cambia.

bias cognitivi e le euristiche sono dei meccanismi mentali che permettono a ognuno di noi di farsi delle idee in modo immediato e senza perdere tempo, ma a partire dalle opinioni radicate nel nostro modo di pensare e vedere le cose, nella nostra cultura e nella nostra storia individuale e collettiva.

Perché li usiamo?

Perché sono economici. Ci fanno decidere e agire quasi con un colpo d’occhio, in maniera irriflessa ed emotiva, senza dover passare attraverso i passaggi di un calcolo, di una deduzione o di un confronto fra troppe alternative. Ci fanno risparmiare tempo e risorse, sono interessanti per questo.

Quando li usiamo?

Ogni volta che dobbiamo elaborare delle informazioni, soprattutto quelle con pochi dettagli o troppi, e decidere cosa fare. Il rovescio della medaglia dei bias cognitivi e delle euristiche è che ci convincono di qualcosa che, a uno sguardo più critico, non è esattamente come lo stiamo valutando o percependo o pensando. Quindi, ci facilitano la vita ma in molti casi ci prendono pure in giro, ci illudono.

Bias cognitivi e marketing

Questi stessi meccanismi che si innescano in automatico vengono utilizzati anche nel marketing e nella pubblicità per farci comprare, per confermare o cambiare le nostre preferenze di acquisto, per dare il nostro consenso a una proposta commerciale o a delle campagne di loyalty.

E vengono utilizzati in maniera tanto sottile che non te ne accorgi, come del resto non ti accorgi che i bias cognitivi e le euristiche si azionano naturalmente in gran parte delle tue esperienze quotidiane.

Ma ora è venuto il momento di vedere più da vicino come agiscono i tuoi, i miei, i nostri pregiudizi quando un annuncio o un messaggio ci invita a compiere un’azione e a fare una determinata scelta. Tieni solo presente che di bias cognitivi e di euristiche se ne contano un bel po’ e che qui ne tratteremo tre. Ovvero i più ricorrenti e usati nel marketing e nel copywriting.

Per approfondire: come scrivere un testo SEO Oriented

1. Ancoraggio (Anchoring Bias)

Immagina di trovarti in un negozio di elettronica, perché finalmente partirai per gli Stati Uniti D’America (questo è un viaggio che sogni di fare da anni e che i tuoi amici ti hanno regalato) e vuoi comprare una macchina fotografica per immortalare tutti i posti più belli che visiterai.

Ne vedi una con le caratteristiche che cerchi, ti piace e il prezzo è di 499 €Che fai: la compri subito? Pensi che è troppo cara e stai lì a rifletterci, senza sapere se prenderla o no. Pensi di rinunciare perché non vuoi spendere così tanti soldi. A un certo punto ti si avvicina un addetto alle vendite e ti fa:

“Guardi che solo per oggi questa macchina fotografica può averla con lo sconto del 20%. Anziché pagarla 499 €, è sua per 399 € con un risparmio di ben 100 €!”.

Che fai ora? Magari pensi: “Be’, è la macchina che cercavo. A queste condizioni la prendo, mi conviene. E se non la prendo oggi, finisce che non la compro più o che dovrò accontentarmi di un’altra macchina fotografica con meno funzioni”. Come mai hai deciso di acquistarla?

Il confronto è centrale

Hai fatto un confronto grazie a un ancoraggio. È bastato un termine di paragone (399 € paragonati a 499 €) per farti percepire lo stesso prodotto come conveniente, da che era troppo caro.

Senza il bias dell’ancoraggio non avresti molto probabilmente acquistato quella macchina fotografica e il negozio non l’avrebbe venduta così facilmente. Ah, in questo caso il venditore ha inserito un altro innesco che fa leva sul tuo Bias dell’avversione alla perdita, sfruttando il principio di urgenza. 

Hai notato il solo per oggiÈ questa formuletta magica a farti pensare che hai soltanto oggi per fare un affare e che se non ti muovi a comprare lo perdi. Vuoi davvero perdere l’affare? 😉  Eccoti un esempio di ancoraggio, preso online, e come di solito viene reso graficamente.

bias cognitivi

E se invece di farti soltanto acquistare un prodotto, vogliono farti acquistare un prodotto con un determinato prezzo, magari quello che dà maggiori guadagni all’azienda?  

Stessa logica dell’ancoraggio, ma stavolta usata presentandoti più opzioni fra cui scegliere. E bada che tu sceglierai esattamente ciò che vogliono farti acquistare. Guarda qui che meraviglia di ancoraggio.

bias cognitivi prezzi

Esempio di ancoraggio con più opzioni

Il prezzo più alto (l’àncora) lo hanno messo a sinistra, perché noi leggiamo da sinistra a destra. Pochissime differenze di funzione fra la prima scelta e la seconda: cambia solo il numero dei “Visitors”. La terza scelta nemmeno la prendi in considerazione, perché ha funzioni troppo limitate o carenti. Anzi, per risparmiare l’equivalente in euro di 50 dollari a casa non ti porti quasi nulla.

Il pacchetto che vogliono farti acquistare è anche evidenziato dal colore azzurro: una calamita per i tuoi occhi. Furbetti, vero? Ora guardiamo il copy: sei un’agenzia di Marketing? No, sei un consulente di Marketing e lavori con numeri inferiori a quelli di un’agenzia.

Che vuoi di più per acquistare la seconda proposta? È perfetta, te lo stanno dicendo in tutti i modi. Pensi sia finita? Ora, come esempio di ancoraggio ti propongo una vera chicca.

Esempio di ancoraggio

Esempio di ancoraggio acustico Lavazza

Jolie è la nuova macchina da caffè piccola e compatta di Lavazza. Il brand ha scelto un preciso posizionamento per questo suo prodotto, ricavandolo dalle lamentele dei clienti di altri produttori di cialde, capsule e macchine da caffè. Vedi quanto è importante ascoltare prima di creare?

Idea differenziante e ancoraggio acustico

L’idea differenziante su cui Lavazza punta per battere i competitor è la silenziosità della sua Jolie, un’idea che va comunicata in maniera efficace e persuasiva. Il copy ti sta dicendo che è così silenziosa da prepararti il caffè in tutta tranquillità. Addirittura, più silenzioso di Jolie c’è solo un sussurro.

Riesci a farti un’idea di quanto è silenziosa Jolie leggendo soltanto il copy? No, vero? Dovresti ascoltarla e confrontare soprattutto il suo suono con la rumorosità di altri suoni quotidiani. E questo Lavazza lo sa. Detto, fatto. Vai qui, scrolla la landing e prova l’ebbrezza di un ancoraggio acustico. Poi mi fai sapere nei commenti se hai deciso che Jolie è davvero silenziosa come ti dice Lavazza.

E nel caso ti servisse una macchina per il caffè silenziosa, fammi anche sapere se ti ricorderai del suono di Jolie o di quello di un’altra macchina da caffè (sempre che i competitor di Lavazza abbiano usato un ancoraggio del genere, ma credo proprio di no).

Attenzione! Se stai pensando di utilizzare la tecnica dell’ancoraggio in un tuo contenuto, non offrire troppe possibilità di scelta. Un eccesso di opzioni, infatti, è alla base della paralisi della scelta, che si verifica quando dobbiamo sforzarci di confrontare troppe alternative. In un caso del genere, il carico cognitivo è talmente elevato che preferiamo abbandonare il campo e non agire. 

Il rischio, quindi, è quello di perdere l’attenzione e l’azione del consumer. Sfrutta tre, massimo quattro alternative. Non andare oltre. E che non siano mai CTA: la call to action deve essere sempre una, chiara, ben evidente e di un colore a contrasto con lo sfondo.

2. Cornice (Framing Effect)

Ecco un altro bias cognitivo che condiziona le nostre preferenze e lo fa attraverso la cornice in cui ci viene presentato un prodotto, un servizio o un Brand. La cornice, o contesto, è fondamentale per influenzare le percezioni o le interpretazioni dei consumer, e usando l’effetto Framing è possibile mettere sotto una luce positiva quello che potrebbe essere un aspetto negativo, e viceversa.

Esempio: la tua azienda è nata da poco e devi posizionare i tuoi prodotti in un mercato con concorrenti dalla storia consolidata? Usa il copy per mettere in “cattiva luce” i competitor presentandoti come innovativo, all’avanguardia, tecnologicamente più avanzato e inserisci implicitamente queste caratteristiche nei benefici che otterranno i consumer acquistando da te e non dai tuoi concorrenti. Crea prima un contesto di negatività e usalo per evidenziare in contrasto i benefici positivi che si ottengono scegliendo solo i tuoi prodotti.

Come funziona il Framing?

Se cominci a farci caso, poi, vedrai che nel marketing e in pubblicità vengono usati soprattutto i Framing della perdita e del guadagno. Servono per spingerti a compiere un’azione che ti permette di evitare un problema o che ti garantisce un beneficio futuro.

Il Framing della perdita lavora con la paura e prospetta scenari terribili, se non si compie un’azione capace di scongiurare un determinato pericolo. Azione che coincide con quella del messaggio.

Il Framing del guadagno, invece, punta tutto su aspetti favorevoli e ti promette, in maniera esplicita o inconsapevole, dei vantaggi pratici e un plus di soddisfazioni solo se compi l’azione desiderata.

Per renderti meglio l’idea di come agiscono questi due Framing, guarda tu stesso i due spot sotto. In entrambi si parla di automobili, ma da due prospettive diverse grazie a due cornici differenti. Come cambia la tua percezione? Riesci a descrivere questa differenza? Ti aspetto nei commenti.

3. Effetto carrozzone (Bandwagon Effect)

Quando ti vesti segui la moda? Possiedi un iPhone Apple o lo hai desiderato? Sei un fan di Breaking Bad? Basta un sì a una sola di queste tre domande e rientri già fra le “vittime” dell’effetto carrozzone, probabilmente il bias cognitivo più potente fra quelli che si conoscono.

Cos’è l’effetto carrozzone, ti chiedi? Quel meccanismo mentale che ti fa fare ciò che fa la maggior parte della (tua) gente, per emulazione, perché abbiamo bisogno di sentirci rassicurati. È chiaro il concetto. Perché senza una tribù d’appartenenza è come se non avessimo un’identità.

Pensa ai contenuti lasciati dagli utenti. Pensa alle recensioni su TripAdvisor. Sono sicura che se sei alla ricerca di un nuovo hotel per una vacanza o di un nuovo ristorante da prenotare, la tua scelta cadrà su quelli che hanno il maggior numero di recensioni positive (ragion per cui, oggi, le recensioni positive vengono anche comprate da albergatori e ristoratori, ma questo è un altro discorso).

Se devi prendere una decisione e non hai appigli, un modo per convincerti a farlo è puntare sull’effetto carrozzone. Grazie al Bandwagon Bias sarai portato a dare ascolto agli altri e a fare come loro, sempre che tu ti identifichi in coloro che ti stanno testimoniando la loro esperienza.

Il ruolo della testimonianza

Ed ecco che uno dei modi per sfruttare l’effetto carrozzone nel marketing è quello delle testimonianze (i testimonial in pubblicità). Se devi comprare un divano, di’ la verità, ti fidi più di cosa ti dice l’azienda produttrice o dei pareri di chi lo ha già acquistato, usato e messo alla prova?

Ti fidi più dell’opinione di un consumatore: ha le tue esigenze, vuole i vantaggi che vuoi tu, magari appartiene anche al tuo ceto sociale, ama le stesse cose che tu ami e non è interessato a venderti un prodotto. Non sai decidere fra le proposte di due Brand diversi? Stesso procedimento, stesso bias.

Passiamo la parola al copywriter professionista: come utilizza il Bandwagon Effect? Con le testimonianze dirette – che più sono di persone autorevoli ed esperte, più tu ti lascerai condizionare – e con i numeri (e la notorietà dei clienti). Guarda tu stesso: ecco qualche esempio concreto.

copywriting

seo copywriting

Fra un prodotto o servizio corredato dai pareri degli altri e un prodotto o servizio senza testimonianze, tu sarai portato maggiormente a scegliere quello con dei feedback (sebbene anche un copy che non punta sui testimonial, se ben fatto, riesca a persuadere e a convertire altrettanto efficacemente). Sappi, inoltre, che l’uso dell’effetto carrozzone non ha limiti. Lo trovi:

  • nelle landing page;
  • nel menù di un sito web (come pagina);
  • all’interno delle headline;
  • nell’oggetto di una newsletter;
  • come tema di un articolo di blog;
  • nelle sales letter;
  • in una brochure
  • in un catalogo;
  • nelle pagine prodotti di un e-commerce
  • e così via.

3 bias cognitivi per creare contenuti persuasivi
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Avvertenza finale per i copywriter

Credo di sapere a cosa stai pensando ora, alla fine di questo lungo articolo sui bias cognitivi, che intanto spero ti sia piaciuto: “Ok, tutto interessante, ma funziona davvero e funziona sempre così?”.

No, non funziona sempre e non funziona sempre così, perché la psicologia e le neuroscienze sono saperi empirici. Fissano un’ipotesi, osservano, registrano delle reazioni e traggono delle conclusioni.

Va da sé che stiamo parlando sempre di pensiero intuitivo, di scelte emotive basate su pregiudizi e di comportamenti umani. Comportamenti che cambiano perché si adattano, quindi in questo ambito non esistono leggi valide per sempre e per tutti.

La tua opinione nei commenti

Del resto, nel marketing vale la regola dei test perché non è possibile prevedere con esattezza come reagiranno i consumer. Una cosa, però, è certa. Se ci tieni alla forma e ti offro uno yogurt con “Solo il 10% di grassi” e uno con il “90% di grassi in meno”, so già quale dei due sceglierai. Scommettiamo?

Accetta la sfida: dimmi nei commenti quale dei due scegli!

Ciao! 3 bias cognitivi usati dagli esperti per creare contenuti persuasivi è un post scritto da Riccardo Esposito. Scarica l’e-book gratuito "Keep Calm and Write" e seguimi su Google Plus.

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